Salone del mobile di Milano. Anticipazioni Euroluce 2019: dalla natura alla tecnologia

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I tempi più lunghi di Euroluce, con il suo passo biennale, sono evidenti nel delinearsi di nuovi approcci progettuali. Mentre la realtà esterna al Salone del Mobile.Milano si è, dal 2017, molto trasformata, nel mondo della luce brilla una certa chiarezza. Appare,ad esempio,sempre piùevidente la distinzione tra una luce decorativa, di matrice sculturale e artistica (l’installazione ne è l’apoteosi), e una illuminazione architettonicache si occupa, quasi senza apparire, della qualità degli ambienti. La prima linea di ricerca, destinata appunto alla luce decorativa, è quella che trova maggiore spazio nei padiglioni della fiera di Milano. Particolarmente significativauna tendenza che potremmo definire “alla Anastassiades”, per la evidente citazione della maniera del grande designer anglo-cipriota, con i suoi equilibri di aste e sfere, di linee e forme geometriche pure. Cominciamo,quindi,a delineare le nuove tendenze proprio da lui, con i segni rarefatti di “Mobile c” o di altre macchine aree presenti nello stand che porta il suo nome. Altrettanto particolare la dimensione fortemente simbolica adottata da Andrea Anastasionella sua nuova lampada (“Madre”) perFoscarini, forma cava e ospitante, a suggerire la metafora di una luce nel grembo. La giovane designer polacca Zsuzsanna Horvath, scoperta al SaloneSatellite, scolpisce per Luceplanun aereo oggetto intagliato a laser nel multistrati (“Illan”).La riscoperta del passatoAnche l’illuminazione conosce un momento di grande riscopertadel passato. Tornano i capolavori di un tempo,cui viene riconosciuto un vero valore totemico: ad esempio,da Tato,riscopriamo oggetti di culto quali la lampada “Arenzano a tre fiamme”, disegnata da Ignazio Gardellanel 1963 per Azucena,mentre Santa&Coleripropone “Tatu”, lampada da tavolo a periscopio, progettata da André Ricard nel 1972.

Allo stesso modo,la lezione del passato diviene base formaleper nuove ricerche, come possiamo vedere confrontando l’iconica lampada da tavolo “Libra Lux” di Roberto Menghi (1948), oggi prodotta da Nemocon la “Bird” di Berhard Osannper la stessa azienda e con l’applicazione del medesimo principio di bilanciamento, grazie a un contrappeso. Non si tratta,però,soltanto di citazioni cosìdirette.Dalle atmosfere del passato viene recuperata anche una certa capacità decorativa: così,Marcel Wandersfa posare farfalle e sbocciare tulipani sulla classica struttura del lampadario muranese (“Adonis” per Barovier & Toso).Intorno alla naturaLa citazione del mondo naturale è sicuramente il trend dominante di Euroluce 2019: il gruppo ceco Brokis, con “IVY” progettato da Lucie Koldova, cita direttamente il mondo vegetale, suggerendo la crescita, in orizzontale o in verticale, dei rami degli alberi. Al fondo marino, piante subacquee o pesci carichi di aculei (in legno), si rifà,invece,Arturo Álvarezcon la sospensione “Aimeiper Calor Color. Un analogo meccanismo naturalistico conduce Arik Levyverso i cristalli grezzi e quel neo-primitivismo che, già verificato come tendenza nell’arredo, risulta ancor più incredibile quando declinato con il vetro e la luce (“Cristal Rock Raw” per Lasvit). Ai tuberi e alle gemme pronte a sbocciare si ispira Cristina Celestinonelle due nuove lampade che segnano l’inizio della sua collaborazione con Kundalini. Insomma,la naturaviene raccontata a Euroluce in contemporanea con la XXII edizione della Triennale di Milano, ma con una visione assai più poetica e positiva. Catellani&Smith ne danno un’interpretazione macro,guardando addirittura al sistema solare ecreando, con cerchi leggeri punteggiati da lenti in silicio a ricoprire 56 punti led, una sfera tanto enorme (120 cm) quanto leggera (“56 Petits Bijoux”).Meno forma e più magia Non bisogna,tuttavia,pensare che si sia già esaurita l’onda provocata dalla ricerca sulle nuove applicazioni delle fonti LED.

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La miniaturizzazione delle sorgentiporta,infatti,a costruire oggetti formalmente minimali che,tuttavia,raggiungono una notevole suggestione (e resa) luminosa.Così è per la grande lampada da terra ad arco, con stelo in carbonio, Mito largo" di Occhio o per l’apparecchio da tavolo con corpo in vetro soffiato, che pare misteriosamente “vuoto”, “Tia” di Lumina. Alla qualità della luce, “Hush” di Massimo Farinattiper Martinelli Luce, aggiunge un aumentato comfort per l’adozione di pannelli fonoassorbenti integrati (forniti da Caimi Brevetti). Ancora minimal, ma con l’importanza dimensionale di una vera e propria “scultura da camera” “XLight”di Michele Reginaldiper Firmamento Milano: una doppia X, alta ben 187 centimetri, con fonti luminose poeticamente integrate nella struttura.Rientrano indubbiamente in questa tendenza di riduzione formale, ma aumento dell’efficienza e della “sorpresa illuminotecnica”,le lampade portatili “Parrot” e Salt&Pepper” di Tobias Grau: svincolate dai fili perché caricate da batterie che possono durare fino a 100 ore! Risolutivo (un vero e proprio “uovo di Colombo”) di antichi problemi di distribuzione della lucea soffitto infine il sistema “Tube” (in inglese, dalla rete del metrò) pensato da Ichiro Iwasakiper Vibia: appunto una rete di tubi giuntabile che conduce ovunque la luce a partire da un unico punto di connessione elettrico.

Milano, 9 aprile 2019 Ufficio Stampa Francesca De Ponti, Patrizia Malfatti, Marilena Sobacchi

Last modified onGioved├Č, 11 Aprile 2019 19:53
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