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| Mostra "Fotografare la storia, Stefano Lecchi e la Repubblica Romana del 1849" | | Stampa | |
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Al Museo di Roma Palazzo Braschi è aperta al pubblico dal 16 novembre 2011 al 15 gennaio 2012 una piccola, ma significativa, esposizione di fotografie di Stefano Lecchi (1805 ca. - 1863 ca.), un "reportage di guerra" che illustra i luoghi più significativi dell'assedio francese di Roma del 1849 (Villa Savorelli, Villa Spada, Casino dei Quattro Venti). Si tratta di 35 fotografie del 1849 di Stefano Lecchi, poste a confronto con 15 stampe moderne, che illustrano i luoghi dell'assedio della Repubblica Romana. Infatti a diretto confronto con le foto d'epoca di Lecchi, la mostra espone le immagini di una campagna fotografica, eseguita nel 2011 da Marcello Benassai, Andrea Sabbadini e Lorenzo Scaramella, che ripercorre esattamente gli stessi luoghi rifotografando ogni soggetto come appare attualmente.
Sono rare e incerte le notizie sul "pittore-fotografo" Stefano Lecchi, nato intorno al 1805 nel territorio tra Lecco e Milano e scomparso prima del 1863. Probabilmente faceva parte dei protofotografi della Scuola Romana di Fotografia, tra cui Frédérich Flachéron, Eugène Constant e Giacomo Caneva, i quali utilizzarono la nuova tecnica del calotipo, la prima che permetteva di trarre stampe positive da un foglio di carta usato come negativo, ed eseguirono le più antiche vedute fotografiche di Roma. La sua attività nella Capitale è attestata dal 1849 al 1859, anni in cui realizza vedute della città e il primo reportage di guerra sulle rovine causate dai combattimenti in difesa della Repubblica romana che, proclamata il 9 febbraio 1849, cadde dopo cinque mesi. Un'importante testimonianza sui luoghi dove Garibaldi e altri patrioti accorsi da tutta Italia avevano strenuamente difeso la città, assediata dal corpo di spedizione francese inviato a restaurare il potere papale.
Le preziose immagini realizzate da Lecchi agli albori della tecnica fotografica ebbero diffusione soprattutto in ambito garibaldino e conobbero un'immediata risonanza grazie alla loro traduzione incisoria che consentiva una più ampia divulgazione rispetto alle prime prove fotografiche. Queste immagini sono ospitate dal 16 novembre 2011 al 15 gennaio 2012 al Museo di Roma Palazzo Braschi nella mostra Fotografare la storia. Stefano Lecchi e la Repubblica romana del 1849, promossa dall'Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale e dalla Biblioteca di Storia moderna e Contemporanea di Roma. La mostra è curata da Maria Pia Critelli della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma e da Anita Margiotta dell'Archivio Fotografico del Museo di Roma. La mostra è un'occasione unica per vedere le suggestive riprese dell'assedio di Roma del 1849. Per la prima volta infatti il reportage di Lecchi viene presentato nella sua quasi totale interezza con trentacinque fotografie - carte salate da calotipo – della serie di quarantuno conservata alla Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma, che appartenne ad Alessandro Calandrelli, triumviro della Repubblica Romana con Mariani e Saliceti, dopo le dimissioni di Mazzini, Saffi e Armellini. Le immagini, estremamente delicate, per esigenze conservative sono esposte a 35 lux. In mostra inoltre una serie di quindici fotografie scattate nell'estate 2011 da Marcello Benassai, Andrea Sabbadini e Lorenzo Scaramella negli stessi luoghi e, ove possibile, con le stesse inquadrature delle immagini di Lecchi. Le fotografie contemporanee sono state accostate, per un confronto immediato, ai relativi ingrandimenti delle fotografie antiche. Il catalogo è realizzato da Palombi editore.
GLI INTERVENTI
Il 1849 a Roma è uno dei temi di ricerca maggiormente privilegiati dalla Biblioteca di storia moderna e contemporanea negli ultimi venti anni, sia dal punto di vista dell'approfondimento scientifico, sia per quanto riguarda la realizzazione di nuovi strumenti di studio destinati al pubblico. La Biblioteca ha infatti promosso e pubblicato ricerche scientifiche sul tema, alle quali hanno partecipato i più importanti studiosi, italiani e stranieri. Già nel 2001 era stato dato alle stampe Fondare la Nazione: i repubblicani del 1849 e la difesa del Gianicolo, a cura di Lauro Rossi; nel corso del 2011 è uscita un'altra raccolta di scritti sui luoghi, gli eventi e i protagonisti della Repubblica romana (Un laboratorio politico per l'Italia: la Repubblica romana nel 1849), anch'essa curata da Lauro Rossi, seguita dal volume Libere e generose sorelle: "La donna italiana" (1848), a cura di Rosanna De Longis e Paola Gioia, dedicato al ruolo assunto dalle donne come destinatarie del risorgimento nazionale. Il ricchissimo fondo di documenti inerenti la Repubblica romana del 1849, conservato presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea, si articola in varie tipologie di materiale (bandi, manifesti, fogli volanti, monografie, opuscoli, periodici, manoscritti e autografi). Tale corpus documentario è confluito, all'inizio di quest'anno dedicato alle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, in una banca dati liberamente accessibile all'indirizzo internet www.repubblicaromana-1849.it e dal sito web della Biblioteca (www.bsmc.it). Fra questi materiali risaltano, per la loro rarità e per il loro valore storico, le quarantuno carte salate da calotipo di Stefano Lecchi, pittore e fotografo lombardo, che documentano "a caldo" le distruzioni e le rovine operate dall'assedio francese che pose fine alla Repubblica romana. Poco dopo il loro ritrovamento, avvenuto nel 1997 grazie alle ricerche di Marina Miraglia, le immagini di Lecchi, che appartennero, come dimostrato da Maria Pia Critelli, ad Alessandro Calandrelli, triumviro della Repubblica romana con Mariani e Saliceti, dopo le dimissioni di Mazzini, Saffi e Armellini, sono state pubblicate in volume per la prima volta nel 2001 (Stefano Lecchi: un fotografo e la Repubblica romana del 1849, a cura di Maria Pia Critelli). Quello che è ormai riconosciuto come il primo reportage fotografico di guerra fu almeno in parte esposto alla grande Mostra del Risorgimento, tenuta a Roma nel 1911 per celebrare i cinquanta anni dell'Unità d'Italia. Una felice combinazione accompagna dunque l'esposizione di queste fotografie oggi, a distanza di cento anni e nella ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità. L'occasione di riportare alla luce la gran parte delle immagini di Lecchi è offerta dalla collaborazione fra la Biblioteca di storia moderna e contemporanea e il Museo di Roma, a Palazzo Braschi, che ha messo a disposizione le sue belle sale per un allestimento molto suggestivo, che accosta agli originali quindici vedute moderne, frutto di una campagna fotografica appositamente realizzata " sulle orme" di Stefano Lecchi, ricostruendo oggi, per quanto possibile, il punto di vista e le condizioni di luce delle antiche fotografie: un "percorso della memoria" che lega gli avvenimenti del passato ad una nuova riflessione sui mutamenti urbanistici, sociali, culturali della nostra città.
Simonetta Buttò Direttore della Biblioteca di Storia moderna e contemporanea
Fotografare la storia, per raccontarla di nuovo, scoprendone differenti luci e ombre, altri pesi, ulteriori letture. È questo l'intento della mostra che pone scatti realizzati da Stefano Lecchi alla caduta della Repubblica romana a confronto con lavori che di quegli spazi, laddove possibile con la medesima inquadratura, illustrano l'attualità. E, di conseguenza, la memoria, più o meno viva. Un viaggio nella storia dunque, filtrato attraverso l'occhio della cronaca. Ma più ancora, un viaggio nelle storie. Se protagonista è, ovviamente, la Roma di quegli anni, soggetto del primo fotoreportage bellico della storia – primato a lungo erroneamente attribuito all'inglese Roger Fenton per scatti realizzati durante la guerra in Crimea nel 1855 – da non sottovalutare è anche il racconto sottotraccia di un forte fermento culturale che della città, complici ovviamente gli avvenimenti dei quali è teatro, fa un vero e proprio punto di riferimento per il mondo della fotografia e dei suoi primi grandi nomi, da Frédérich Flachéron a Eugène Constant, da Giacomo Caneva a Stefano Lecchi appunto, probabilmente parte del gruppo dei protofotografi che animò la Scuola Romana di Fotografia. Gli antichi orizzonti della città raccontano così, per paradosso, la modernità di sguardi di chi la abitava o solo vi soggiornava. E l'ambizione, forte, di essere comunque sempre soggetti attivi di una realtà ancora tutta da scrivere e, in questo caso, illustrare, con la convinzione di potere e dovere fermare l'attimo per quanti sarebbero venuti dopo e avrebbero avuto il bisogno di conoscere le proprie radici per comprendere o solo ribadire con fermezza il peso di unità e identità del Paese.
Dino Gasperini Assessore alle Politiche Culturali e Centro Storico
Da quando è nata la fotografia, uno degli esperimenti più divertenti è stato andare a vedere dopo qualche anno i soggetti rappresentati in pittura. I luoghi che, prima dell'invenzione del dagherrotipo, venivano immortalati da artisti di fama attraverso pennello e tavolozza. Perché la fotografia, prima della fotografia, era fatta dai pittori. I grandi paesaggisti inglesi dell'800 ci restituiscono le vedute della campagna romana, i reportage degli scrittori del Grand Tour sono corredati da "scatti" di Tischbein, Hackert, Keisermann; le istantanee, a cui noi siamo abituati, allora non erano affatto tali ma frutto di ore e ore di seduta davanti al cavalletto. Tempi e luoghi fissati sulla tela che, a distanza di anni, la curiosità spingeva a riesplorare con nuovi mezzi. E allora i fotografi, nuova generazione di artisti, non cercano nuovi soggetti ma affrontano soggetti classici con occhi e strumenti nuovi. C'è una tradizione lunghissima in questo senso. Autori come Henry Parker o Ettore Roesler Franz hanno avuto nei decenni "epigoni"che si sono avventurati, con la macchina fotografica al collo, sulle loro tracce, alla ricerca di quel genius loci di cui parlavano gli antichi. Lo spirito del Colosseo o di un frammento del foro, dell'acquedotto nella campagna romana. In questa mostra i luoghi da ritrovare sono quelli della Repubblica Romana, delle giornate vissute sulle barricate del Gianicolo e delle battaglie garibaldine. Sulle orme di Stefano Lecchi sono andati tre fotografi contemporanei: Marcello Benassai, Andrea Sabbadini e Lorenzo Scaramella. Che hanno "ridisegnato" i luoghi storici col loro obiettivo. D'altronde, si sa: l'assassino torna sempre sul luogo del delitto. Dal confronto ci si rende conto di quanto i mondi, quello di ieri e di oggi, siano lontanissimi. Non sempre i luoghi si riconoscono: Ponte Milvio è rappresentato da Lecchi circondato dalla campagna, senza alcuna costruzione accanto, solitario e immerso nella vegetazione, mentre oggi è interamente inserito nel contesto urbano, punto di snodo del traffico con gli scooter che sfrecciano di fronte. Porta San Pancrazio di ieri è cannoneggiata, con i muri sventrati e i puntelli alle pareti mentre oggi è completamente rimodernato con le fioriere e le cancellate che delimitano il neonato Museo della Repubblica Romana. Il Casino dei quattro venti ridotto a un cumulo di macerie e diroccato contrasta con l'immagine attuale in cui lo vediamo restaurato e tirato a lucido. Del resto la fotografia ferma il momento, parte minima del tempo: e il tempo, si sa, non si può fermare.
Umberto Broccoli Soprintendente
Mostra
"Fotografare la storia, Stefano Lecchi e la Repubblica Romana del 1849" Luogo: Museo di Roma Palazzo Braschi - presso le sale espositive del piano terra Dal 16 novembre 2011 al 15 gennaio 2012 Orari: Martedì-domenica 10.00-20.00, la biglietteria chiude un'ora prima. Sabato anche 20 - 01 - Chiuso il lunedì Biglietteria Biglietto integrato museo – mostra: intero € 10 ridotto € 8.00 Catalogo: Palombi editore
Cura della mostra Maria Pia Critelli, Anita Margiotta Enti proponenti Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale Biblioteca di Storia moderna e Contemporanea Organizzazione e servizi museali Zètema Progetto Cultura Srl
Info 060608 (tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00) www.museodiroma.it www.museiincomune.it www.zetema.it
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